LA PROTEZIONE CIVILE

Cos'è?

Le parole "protezione civile" indicano tutte le attività e le strutture predisposte dallo Stato al fine di tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.

LE STRUTTURE STATALI

In Italia tutto il sistema è attualmente fondato sulla legge 225 del 1992, che identifica le attività di protezione civile (previsione, prevenzione, soccorso, superamento dell'emergenza) e distribuisce compiti e responsabilità dallo Stato fino agli Enti locali.

In caso di emergenza un ruolo importante è in capo al Prefetto, rappresentante dello Stato in ambito provinciale, e al Sindaco per le emergenze a livello locale.
Il ruolo di Regioni e Province, inizialmente più spostato sul versante della prevenzione e della formazione, è cambiato nel corso degli anni, dando loro sempre maggiori responsabilità nella gestione dell’emergenza.

Per quanto concerne le strutture statali di Protezione civile, la normativa indica le seguenti componenti:

* vigili del fuoco (componente fondamentale)
* forze armate
* forze di polizia
* servizi tecnici nazionali
* gruppi nazionali di ricerca scientifica
* croce rossa italiana
* strutture del servizio sanitario nazionale
* organizzazioni di volontariato
* corpo nazionale soccorso alpino-CNSAS

Tutte queste componenti, in condizioni di normalità, oltre ad adempiere ai propri compiti istituzionali, lavorano con gli Enti territoriali e con il volontariato per migliorare ed affinare le procedure di intervento in caso di emergenza di Protezione Civile, tramite anche momenti esercitativi interforze (ad esempio esercitazione “Mesimex” nell’area del Vesuvio - ottobre 2006, esercitazione “Valtellina 2007” in Lombardia - luglio 2007).

La direttiva Presidente del Consiglio dei Ministri 3 dicembre 2008 concernente “Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze” specifica i compiti di tutte le forze del servizio nazionale di protezione civile. (si veda l'allegato a fondo pagina)

In caso di emergenza, le forze statali si attivano immediatamente per:

* effettuare le attività di ricerca e salvataggio delle persone
* verificare le conseguenze dell’evento
* dare una prima valutazione delle necessità logistiche dell’area colpita

Ogni forza statale ha ulteriori compiti specifici:

* i VIGILI DEL FUOCO garantiscono propri rappresentati presso i centri operativi per il coordinamento delle attività di competenza, si occupano con personale tecnico delle verifiche su infrastrutture ed edifici
* le FORZE ARMATE mettono a disposizione i propri mezzi e le proprie strutture per l’arrivo dei soccorsi o per l’evacuazione delle persone dall’area colpita, effettuano attività di ricognizione dell’area colpita dall’evento e predispongono reti di comunicazione alternative ad elevata riservatezza
* le FORZE di POLIZIA ed il CORPO FORESTALE dello STATO effettuano i servizi di ordine e sicurezza pubblica, garantiscono propri rappresentati presso i centri operativi per il coordinamento delle attività di competenza
* la CROCE ROSSA ITALIANA svolge attività di preparazione e gestione di eventuali strutture campali, mette a disposizione proprio personale per attività sanitarie e socio-assistenziali, garantisce propri rappresentati presso i centri operativi per il coordinamento delle attività di competenza
* le ORGANIZZAZIONI NAZIONALI DI VOLONTARIATO individuano i gruppi di volontariato presenti nell’area colpita, svolgono attività di preparazione e gestione di eventuali strutture campali, garantiscono propri rappresentati presso i centri operativi per il coordinamento delle attività di competenza


Altri enti e Strutture (Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, ENAC, ENAV, gestori del servizio elettricità, ANAS-Autostrade per l’Italia-AISCAT, RFI-Trenitalia, società di telefonia fissa e mobile, RAI, Poste Italiane, ENI) hanno compiti specifici in base al proprio ruolo tecnico/istituzionale.

LE STRUTTURE REGIONALI

La legge 225/92 assegnava alle Regioni un ruolo significativo nel campo della previsione e prevenzione, ma prevedeva uno scarso coinvolgimento nella gestione dell’emergenza.
Il progressivo passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni (Decreto Legislativo 112/98, Legge Costituzionale 3/2001 di modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione Italiana) ha fatto sì che siano identificati maggiori poteri e maggiori responsabilità anche nel campo della Protezione Civile.

Regione Lombardia è dotata sin dal 1990 di una propria normativa di Protezione civile; nel 2004, con il “Testo Unico delle disposizione regionali in materia di Protezione Civile”, ha compiutamente strutturato la propria organizzazione.

Il Testo Unico ha come obiettivo fondamentale migliorare il servizio finale al cittadino, in termini di prestazioni più rapide ed efficienti:

* emergenza gestita senza intoppi
* assistenza al cittadino più immediata ed efficace possibile
* ripristino delle condizioni di normalità il più velocemente possibile


Viene riconosciuto un ruolo di maggiore responsabilità agli Enti Locali (Comune, Provincia), in quanto luoghi di prima e immediata risposta all’emergenza, nei quali occorre concentrare la maggior parte dell’attenzione e delle risorse.
Viene inoltre identificata Regione come centro del coordinamento dell’emergenza, per eventi di livello interprovinciale.

Il Testo Unico presenta alcune importanti innovazioni normative:

* INTEGRAZIONE sul territorio di tutte le forze disponibili per la gestione dell’emergenza, sia di tipo professionale (es. Vigili del fuoco) sia di tipo volontaristico (associazioni e gruppi comunali), con precisa indicazione dei ruoli operativi
* Indicazione delle RESPONSABILITÀ politico-amministrative e operative ai tre livelli (comunale, provinciale, regionale)
* possibilità per la Provincia di ATTIVARE le forze locali (es. i volontari), secondo quanto previsto dal Piano Provinciale di Emergenza
* possibilità per i Comuni – anziché formare un “gruppo comunale di protezione civile” (di volontari) – di convenzionarsi con un’associazione di volontariato di p.c. già esistente, risparmiando risorse e dando spazio all’iniziativa delle forze sociali presenti


Regione Lombardia, per poter svolgere i propri compiti, si è dotata di una struttura tecnico-amministrativa, che vede nella Sala Operativa regionale di Protezione Civile il suo nucleo.
In Sala Operativa si svolgono quotidianamente attività di monitoraggio del territorio grazie al Centro Funzionale di monitoraggio dei rischi, che analizza costantemente i dati provenienti dalle reti di monitoraggio per eventi, ad esempio, di tipo idrogeologico o di tipo incendio boschivo.
Regione non si limita però ad attività di monitoraggio e prevenzione, ma attiva le sue strutture anche in caso di emergenza: in Sala Operativa lavora l’Unità di Crisi regionale, composta da forze istituzionali e del volontariato, sul territorio si muove la Colonna Mobile Regionale di protezione Civile, sul territorio esistono dei luoghi “strategici” di stoccaggio mezzi e materiali e per l’organizzazione del personale volontario che opera in emergenza: i Centri Polifunzionali di Emergenza.

Enti Locali

La legge nazionale 225/92 assegna a Province e Comuni compiti specifici:

* alle Province: raccolta ed elaborazione dati, predisposizione e realizzazione di programmi provinciali di previsione e prevenzione, istituzione del comitato provinciale di protezione civile
* ai Comuni: assegnazione al sindaco del compito di autorità comunale di protezione civile, per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite, e per il rapporto con la Prefettura e con la Regione


La legge nazionale prevede un forte coinvolgimento, ed un ruolo centrale di gestione dell’emergenza, per le Prefetture, ossia per gli organi dello Stato presenti sul territorio.
I successivi cambiamenti normativi (Decreto Legislativo 112/98, Legge Costituzionale 3/2001 di modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione Italiana), hanno progressivamente spostato competenze e responsabilità verso gli Enti Locali, recepite dalla legge regionale del 2004.

Gli Enti locali hanno quindi i seguenti compiti principali:

PROVINCE

* attivazione dei servizi urgenti per eventi calamitosi di livello sovracomunale
* coordinamento delle organizzazioni di volontariato presenti sul territorio provinciale
* realizzazione del programma provinciale di previsione e prevenzione e del piano provinciale di emergenza
* integrazione delle strutture di rilevazione e dei sistemi di monitoraggio dei rischi sul territorio provinciale


COMUNI

* direzione e coordinamento del soccorso alla popolazione. Per tali compiti il Sindaco può avvalersi dei Vigili del Fuoco o di associazioni di volontariato comunali o intercomunali
* creazione di una struttura comunale di protezione civile, anche formando un gruppo comunale o convenzionandosi con una associazione
* realizzazione di un piano comunale di emergenza, anche associandosi con altri comuni per la realizzazione di un piano intercomunale
* raccolta dati ed istruttoria delle richieste di risarcimento per danni ad infrastrutture, beni privati, insediamenti produttivi a seguito di evento calamitoso


La legge regionale indica anche quali sono le responsabilità operative ed amministrative in caso di evento, indicando come autorità di protezione civile – per il territorio di competenza:

* il sindaco
* il Presidente della Provincia
* il Presidente della Giunta Regionale

Queste figure lavorano di concerto con le forze statali, in particolare con le Prefetture, e si occupano sia della parte operativa (soccorsi), sia della parte di comunicazione alla popolazione e agli organi di informazione.

Gestione dell'Emergenza

Allertamento

Con la Direttiva nazionale del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di allertamento per rischio idrogeologico ed idraulico (d.p.c.m. 27.02.2004), tutte le Autorità di protezione civile ed i Presidi territoriali sono stati inseriti in una catena di comunicazioni predefinite allo scopo di allertare per tempo le strutture preposte a tutelare la popolazione investita da potenziali eventi calamitosi.

In base alla Direttiva regionale sull’allertamento per i rischi naturali (d.g.r. n°8/8753 del 22.12.2008 - BURL n. 16 del 27.01.2009, 1° suppl. str.) l’allerta verrà diramata per i seguenti rischi naturali, che possono presentarsi anche in modo combinato: idrogeologico, idraulico, neve, temporali intensi, vento forte, valanghe, incendi boschivi, ondate di calore (al momento, fino alla fine di maggio, resta in vigore la Direttiva che considera solo i rischi idrogeologico e idraulico - cft. documenti allegati).

Gli Avvisi di Criticità (comunicati che attivano lo stato di allerta), emessi dal Dirigente dell'U.O. Protezione Civile, su delega del Presidente, vengono predisposti dal Centro Funzionale Monitoraggio Rischi naturali (CFMR).

Monitoraggio

L'attività di monitoraggio e sorveglianza si basa sulla rilevazione di dati in tempo reale, acquisiti da una rete di oltre 250 stazioni di misura. Si tratta di stazioni di proprietà di ARPA e da questa gestite, che acquisiscono e trasmettono i dati prevalentemente con frequenza di 30'.
I dati, che vengono esaminati dai tecnici presenti nel Centro funzionale, costituiscono una preziosa fonte di informazioni sullo stato degli eventi naturali in atto e possono inoltre, essere utilizzati da alcuni modelli di previsione in continuo sviluppo.

Attraverso tali informazioni e con il continuo aggiornamento dei valori di soglia, è possibile ottenere una valutazione globale dei probabili effetti al suolo e dei livelli di rischio cui è soggetta la popolazione.

La Protezione Civile regionale ed alcune strutture di ARPA, in relazione alle descritte attività che assicurano, sono inserite nel sistema di allerta nazionale distribuito per il rischio idrogeologico ed idraulico.

Il cuore del sistema è costituito dal Centro funzionale, inserito nella Sala operativa di protezione civile, e collegato permanentemente con le varie sale di controllo di ARPA, tra cui il Servizio Meteorologico Regionale e le sale operative unificate Prefetture - Province.

Presso il Centro funzionale, personale tecnico qualificato, in presenza permanente h24, 365 giorni all'anno, garantisce la vigilanza continua dei parametri premonitori dei rischi naturali considerati nella Direttiva regionale sull'allertamento.

 

 

Emergenza

La Protezione Civile può intervenire su molti tipi di eventi (es. alluvione, incidenti tecnologici, incendio boschivo, manifestazioni con grande afflusso di persone, etc.), sia a seguito di un processo di allerta del sistema (es. alluvione), sia al verificarsi di un evento istantaneo (es. esplosione palazzina).

L’intervento in emergenza è tanto più tempestivo ed efficace quanto veloce la prima segnalazione dell’evento e quanto maggiori i dettagli forniti.

E’ altrettanto fondamentale che la segnalazione sia fatta alle strutture operative: in caso di evento, e in base al tipo di emergenza, si devono avvertire

* VIGILI DEL FUOCO 115
* SERVIZIO EMERGENZA SANITARIA 118
* CARABINIERI 112
* POLIZIA DI STATO 113
* CORPO FORESTALE DELLO STATO 1515


Anche la Protezione Civile regionale, attraverso la sua Sala Operativa, garantisce un centro attivo 24 ore su 24, al quale possono essere inviate segnalazioni.
Il numero da contattare è 800-061.160

Durante un’emergenza gli Enti Locali (Comuni, Province), assieme alle strutture operative, sono gli interlocutori “privilegiati” della Sala Operativa regionale, per fornire aggiornamenti sulla situazione e sulle attività di soccorso.
La Sala Operativa, che riceve notizie ed ha il quadro generale dell’emergenza, è in grado di mobilitare eventuali risorse aggiuntive in supporto agli enti locali.

Il Rischio

Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore

La pericolosità esprime la probabilità che in una zona si verifichi un evento dannoso di una determinata intensità entro un determinato periodo di tempo (che può essere il “tempo di ritorno”). La pericolosità è dunque funzione della frequenza dell’evento. In certi casi (come per le alluvioni) è possibile stimare, con una approssimazione accettabile, la probabilità di accadimento per un determinato evento entro il periodo di ritorno. In altri casi, come per alcuni tipi di frane, tale stima è di gran lunga più difficile da ottenere.

 

La vulnerabilità invece indica l’attitudine di un determinata “componente ambientale” (popolazione umana, edifici, servizi, infrastrutture, etc.) a sopportare gli effetti in funzione dell’intensità dell’evento. La vulnerabilità esprime il grado di perdite di un dato elemento o di una serie di elementi risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data “magnitudo”, espressa in una scala da zero (nessun danno) a uno (distruzione totale).
Il valore esposto o esposizione indica l’elemento che deve sopportare l’evento e può essere espresso o dal numero di presenze umane o dal valore delle risorse naturali ed economiche presenti, esposte ad un determinato pericolo.

 

Il prodotto vulnerabilità per valore indica quindi le conseguenze derivanti all’uomo, in termini sia di perdite di vite umane, che di danni materiali agli edifici, alle infrastrutture ed al sistema produttivo.
Il rischio esprime dunque il numero atteso di perdite di vite umane, di feriti, di danni a proprietà, di distruzione di attività economiche o di risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso; in altre parole il rischio è il prodotto della probabilità di accadimento di un evento per le dimensioni del danno atteso.

Il Rischio Sismico

L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto, determinando un impatto sociale ed economico rilevante. La sismicità della Penisola italiana è legata alla sua particolare posizione geografica, perché è situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia. Dall’andamento della linea nell’immagine si capisce perché, di fatto, solo la Sardegna non risenta particolarmente di eventi sismici.

In 2500 anni, l’Italia è stata interessata da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità superiore al IV-V grado della scala Mercalli) e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado della scala Mercalli (in media uno ogni 4 anni e mezzo). Solo nel XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5 (con effetti classificabili tra il X e XI grado Mercalli). La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della penisola - lungo la dorsale appenninica (Val di Magra, Mugello, Val Tiberina, Val Nerina, Aquilano, Fucino, Valle del Liri, Beneventano, Irpinia) - in Calabria e Sicilia, ed in alcune aree settentrionali, tra le quali il Friuli, parte del Veneto e la Liguria occidentale.

I terremoti che hanno colpito la Penisola hanno causato danni economici consistenti, valutati per gli ultimi quaranta anni in circa 135 miliardi di euro, che sono stati impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento. A ciò si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale.

In Italia, il rapporto tra i danni prodotti dai terremoti e l’energia rilasciata nel corso degli eventi è molto più alto rispetto a quello che si verifica normalmente in altri Paesi ad elevata sismicità, quali la California o il Giappone. Ad esempio, il terremoto del 1997 in Umbria e nelle Marche ha prodotto un quadro di danneggiamento (senza tetto: 32.000; danno economico: circa 10 miliardi di Euro) confrontabile con quello della California del 1989 (14.5 miliardi di $ USA), malgrado fosse caratterizzato da un’energia circa 30 volte inferiore. Ciò è dovuto principalmente all’elevata densità abitativa e alla notevole fragilità del nostro patrimonio edilizio.

La sismicità (frequenza e forza con cui si manifestano i terremoti) è una caratteristica fisica del territorio, al pari del clima, dei rilievi montuosi e dei corsi d’acqua. Conoscendo la frequenza e l’energia (magnitudo) associate ai terremoti che caratterizzano un territorio ed attribuendo un valore di probabilità al verificarsi di un evento sismico di una certa magnitudo, in un certo intervallo di tempo, possiamo definire la sua pericolosità sismica. Un territorio avrà una pericolosità sismica tanto più elevata quanto più probabile sarà, a parità di intervallo di tempo considerato, il verificarsi di un terremoto di una certa magnitudo. Le conseguenze di un terremoto, tuttavia, non sono sempre gravi: molto dipende infatti, dalle caratteristiche di resistenza delle costruzioni alle azioni di una scossa sismica. Questa caratteristica, o meglio la predisposizione di una costruzione ad essere danneggiata da una scossa sismica, si definisce vulnerabilità. Quanto più un edificio è vulnerabile (per tipologia, progettazione inadeguata, scadente qualità dei materiali e modalità di costruzione, scarsa manutenzione), tanto maggiori saranno le conseguenze che ci si deve aspettare in seguito alle oscillazioni cui la struttura sarà sottoposta.
Infine, la maggiore o minore presenza di beni a rischio e, dunque, la conseguente possibilità di subire un danno (economico, in vite umane, ai beni culturali, ecc...), viene definita esposizione (di vite umane, beni economici, beni culturali).

 

Il rischio sismico è determinato da una combinazione della pericolosità, della vulnerabilità e dell’esposizione ed è la misura dei danni che, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti), ci si può attendere in un dato intervallo di tempo.

In Italia, possiamo attribuire alla pericolosità sismica un livello medio-alto, per la frequenza e l’intensità dei fenomeni che si susseguono. La Penisola italiana, però, rispetto ad altri Paesi, come la California o il Giappone, nei quali la pericolosità è anche maggiore, ha una vulnerabilità molto elevata, per la notevole fragilità del suo patrimonio edilizio, nonché del sistema infrastrutturale, industriale, produttivo e delle reti dei servizi. Il terzo fattore, l’esposizione, si attesta su valori altissimi, in considerazione dell’alta densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo. In questo senso è significativo l’evento del 1997 in Umbria e Marche, che ha fortemente danneggiato circa 600 chiese e, emblematicamente, la Basilica di S. Francesco d’Assisi.

L’Italia è dunque un Paese ad elevato rischio sismico, inteso come perdite attese a seguito di un terremoto, in termini di vittime, danni alle costruzioni e conseguenti costi diretti e indiretti.

Il Rischio Vulcanico

Le eruzioni vulcaniche si verificano quando il magma (materiale solido, liquido e gassoso ad alta temperatura), proveniente dall'interno della Terra, fuoriesce in superficie.
Una prima classificazione generale distingue le eruzioni vulcaniche in effusive (colate di lava) o esplosive (con frammentazione del magma in brandelli di varie dimensioni chiamati piroclasti).
Esiste anche un'ulteriore classificazione basata su diversi parametri (fonte Rosi et al. 1999).


I fenomeni pericolosi connessi all'attività vulcanica sono:
1. colate di lava,
2. caduta di materiali grossolani (bombe e blocchi),
3. caduta e accumulo di materiali fini (ceneri e lapilli),
4. colate piroclastiche,
5. emissioni di gas,
6. colate di fango (lahars),
7. frane,
8. maremoti (tsunami),
9. terremoti,
10. incendi.
Fra questi i fenomeni più pericolosi sono le colate piroclastiche e le colate di fango.
Le frane vulcaniche e gli tsunami possono essere catastrofici ma sono poco frequenti.
Le eruzioni vulcaniche possono avere durata variabile da poche ore a decine d'anni (il vulcano Kilauea nelle isole Hawaii è in eruzione dal 1986), possono avvenire dalla stessa bocca (es. Vesuvio) o da bocche che si aprono in punti diversi (es. Campi Flegrei, Etna).
Le eruzioni vulcaniche possono inoltre essere classificate sulla base dell'intensità, magnitudo e VEI (Volcanic Explosivity Index).
L'intensità è una misura della massa di magma emessa dal vulcano per unità di tempo (può giungere fino a 10 9 kg/s); la magnitudo è una misura della massa totale di magma emesso (può arrivare a 10 15 kg); il VEI è un indice empirico che classifica l'energia delle eruzioni esplosive (varia da 0 a 8).

La situazione in Italia


Mediamente in Italia l'uso del territorio vicino ai vulcani, non ha tenuto conto della loro pericolosità, permettendo l'instaurarsi di situazioni di alto rischio. Naturalmente non tutti i vulcani italiani presentano lo stesso livello di rischio che, come abbiamo detto, dipende da vari fattori.
In Italia esistono numerosi vulcani, sia estinti, sia quiescenti, sia attivi.

 


 

 

 

 

 

Sebbene alcuni studiosi ritengono che non si possa mai considerare del tutto estinto un vulcano, la comunità scientifica internazionale ha adottato dei criteri per classificare i vulcani rispetto al loro stato di attività:

* Vulcani estinti: quelli la cui ultima eruzione risale ad oltre 10.000 anni fa. I principali vulcani italiani che rientrano in questa categoria sono: Monte Amiata, Vulsini, Cimini, Vico, Sabatini, Isole Pontine, Roccamonfina, Vulture.
* Vulcani quiescenti: sono vulcani attivi che hanno dato eruzioni negli ultimi 10.000 anni, ma si trovano attualmente in una fase di riposo da tempo più o meno lungo. Secondo una definizione più rigorosa, si considerano quiescenti quei vulcani il cui tempo di riposo attuale è inferiore al più lungo periodo di risposo registrato in precedenza.
In Italia si trovano in questa situazione: Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Salina, Lipari, Vulcano, Isola Ferdinandea, Pantelleria.
* Vulcani attivi: quelli che hanno dato eruzioni negli ultimi anni. In Italia: Etna e Stromboli.

Cosa fa la Protezione Civile?

Il Dipartimento della Protezione Civile, direttamente o in collaborazione con altri enti facenti parte del sistema nazionale di protezione civile, svolge attività volte a mitigare il rischio vulcanico sul territorio italiano, adottando le misure opportune per ridurre le perdite di vite umane e di beni in caso di eruzione.
Tali attività si possono suddividere in:
- sorveglianza dei vulcani e previsione delle eruzioni,
- prevenzione dal rischio vulcanico,
- difesa dalle eruzioni e gestione delle emergenze,
- ripristino delle normali condizioni di vita.

Sorveglianza dei vulcani e previsione delle eruzioni
Prevedere un'eruzione vulcanica significa prevedere dove e quando avverrà e di che tipo sarà.
Per rispondere alle prime due domande (dove e quando) è necessario installare delle reti di monitoraggio che rilevano una serie di parametri fisico- chimici indicativi dello stato del sistema vulcanico e ogni loro eventuale variazione rispetto al livello di base individuato.
La previsione a breve- medio termine si basa infatti sul riconoscimento e sulla misura dei fenomeni che accompagnano la risalita del magma verso la superficie, che vengono detti fenomeni precursori.
I principali precursori consistono nell'innesco di fratture (terremoti) causato dall'induzione di tensioni meccaniche nelle rocce, nel rigonfiamento o cambiamento di forma dell'edificio vulcanico provocato dall'intrusione del magma, nelle variazioni del campo gravimetrico e magnetico nell'intorno dell'edificio vulcanico, nell'incremento e cambiamento di composizione delle emanazioni gassose dai crateri e dal suolo, nelle variazioni delle caratteristiche fisico chimiche delle acque di falda.
Questi fenomeni, che accompagnano la risalita del magma, possono essere rilevati da opportune reti strumentali fisse, in acquisizione 24 ore al giorno, oppure attraverso la reiterazione periodica di campagne di misura.
La sorveglianza dei vulcani italiani è condotta e coordinata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che opera in convenzione con il Dipartimento della Protezione Civile, attraverso le proprie Sezioni preposte al monitoraggio vulcanico (Sezione di Napoli - Osservatorio Vesuviano, Sezione di Catania, Sezione di Palermo).

Per prevedere invece di che tipo sarà la prossima eruzione (previsione dei possibili scenari eruttivi futuri) occorre effettuare studi sulla storia eruttiva del vulcano in oggetto ed estrapolare al futuro il suo comportamento passato. Un altro importante contributo è dato dagli studi geofisici (gravimetrici e di tomografia sismica) volti a definire quale sia la struttura profonda del vulcano e il suo stato attuale.

Prevenzione del rischio vulcanico
Fra le attività di prevenzione rientrano:
· Studi di pericolosità: come si è detto, ricostruendo la storia eruttiva del vulcano in oggetto e tenendo conto dello stato in cui il vulcano si trova attualmente, è possibile fare previsioni sul tipo di eruzione attesa più probabile.
· Definizione degli scenari di riferimento ed elaborazione di mappe di pericolosità e rischio: una volta individuato il tipo di eruzione più probabile, è possibile predisporre degli scenari eruttivi (anche attraverso lo sviluppo di modelli di simulazione fisico- matematici) ed elaborare delle mappe di pericolosità e rischio.
· Pianificazione d'emergenza: i piani di emergenza, redatti sulla base di uno o più scenari eruttivi e delle corrispondenti mappe di pericolosità, prevedono tutte le azioni da intraprendere in caso di crisi e generalmente contemplano l'evacuazione della popolazione dalle aree esposte a pericolo. Sono stati elaborati i piani nazionali di emergenza vulcanica per il Vesuvio e i Campi Flegrei (attualmente in fase di aggiornamento), mentre altri piani analoghi sono in corso di stesura per i vulcani siciliani. Esistono inoltre una serie di piani comunali redatti in accordo con i piani nazionali.
· Pianificazione territoriale: è importante che il rischio vulcanico sia tenuto in debita considerazione nella pianificazione del territorio, al fine di evitare nuove costruzioni nelle aree esposte.
· Riduzione della vulnerabilità: è in fase di studio la possibilità di ridurre la vulnerabilità delle costruzioni sottoposte ad alcune fenomenologie vulcaniche di minore impatto (es. caduta e accumulo di ceneri).
· Attività di educazione e informazione delle popolazioni esposte al rischio: il Dipartimento della Protezione Civile promuove lo sviluppo di iniziative educative, soprattutto nelle scuole, volte a incrementare la conoscenza dei rischi, dei piani di emergenza, delle norme di comportamento da osservare in caso di crisi e a far crescere la cultura della protezione civile. Inoltre supporta la creazione di "centri visitatori" presso i vulcani italiani.

Difesa dalle eruzioni e gestione delle emergenze
In caso di eruzione dei vulcani italiani, il Dipartimento della Protezione Civile interviene con propri uomini e mezzi sui territori interessati dai fenomeni vulcanici, per attuare i piani di emergenza, soccorrere le popolazioni esposte e mitigare gli effetti dannosi, attivando e coordinando iniziative di difesa attiva (es. deviazione delle colate laviche) o passiva (es. evacuazione pianificata, raccolta e smaltimento ceneri, distribuzione di dispositivi di autoprotezione per la caduta di ceneri).

Ripristino delle normali condizioni di vita
A seguito di eruzioni vulcaniche, come di ogni altro evento calamitoso per il quale viene dichiarato lo stato di emergenza, il Dipartimento della Protezione Civile concorre al ripristino delle normali condizioni di vita, prevedendo lo stanziamento di fondi appositi e promuovendo una serie di iniziative contenute in specifiche ordinanze o altri atti legislativi. La gestione delle fasi di ricostruzione viene poi usualmente affidata ad un commissario delegato.

Il Rischio Idrogeologico

Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, visti gli ingenti danni arrecati ai beni e, soprattutto, la perdita di moltissime vite umane. In Italia il rischio idrogeologico è diffuso in modo capillare e si presenta in modo differente a seconda dell’assetto geomorfologico del territorio: frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo le conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura.
Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio a frane ed alluvioni, rientra senza dubbio la conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia giovane e da rilievi in via di sollevamento.

 

Tuttavia il rischio idrogeologico è stato fortemente condizionato dall’azione dell’uomo e dalle continue modifiche del territorio che hanno, da un lato, incrementato la possibilità di accadimento dei fenomeni e, dall’altro, aumentato la presenza di beni e di persone nelle zone dove tali eventi erano possibili e si sono poi manifestati, a volte con effetti catastrofici. L’abbandono dei terreni montani, l’abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l’uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente, l’apertura di cave di prestito, l’occupazione di zone di pertinenza fluviale, l’estrazione incontrollata di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo, il prelievo abusivo di inerti dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua hanno sicuramente aggravato il dissesto e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il continuo verificarsi di questi episodi ha indotto una politica di gestione del rischio che affrontasse il problema non solo durante le emergenze.
Si è così passati da una impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni e sull’erogazione di provvidenze, ad una cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli, imperniata sull’individuazione delle condizioni di rischio e volta all’adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell’impatto degli eventi.

 

A seguito dell’emanazione di recenti provvedimenti normativi, sono state perimetrate le aree del territorio italiano a rischio idrogeologico elevato o molto elevato.

 

Parallelamente continuano ad essere intrapresi, promossi e finanziati numerosi studi scientifici volti allo studio dei fenomeni ed alla definizione più puntuale delle condizioni di rischio.
Sono state inoltre incrementate ed accelerate le iniziative volte alla creazione di un efficace sistema di allertamento e di sorveglianza dei fenomeni e alla messa a punto di una pianificazione di emergenza volta a coordinare in modo efficace la risposta delle istituzioni agli eventi.

Il Rischio Incendio Boschivo

Il patrimonio forestale italiano, tra i più importanti d'Europa per ampiezza e varietà di specie, costituisce un'immensa ricchezza per l'ambiente e l'economia, per l'equilibrio del territorio, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio. Tuttavia ogni anno assistiamo all'incendio di migliaia di ettari di bosco, molto spesso dovuto a cause dolose, legate alla speculazione edilizia, o all'incuria e alla disattenzione dell'uomo. Le conseguenze per l'equilibrio naturale sono gravissime e i tempi per il riassetto dell'ecosistema molto lunghi. Oggi, per effetto di una decisa campagna di sensibilizzazione e grazie a una migliore organizzazione del complesso apparato antincendio delle Regioni e dello Stato, il rischio, pur sempre molto alto, sembra diminuire di proporzione: si è passati dai 190.640 ettari bruciati nel 1985 ai 76.427 nel 2001.

Per conoscere il problema

In Italia i boschi ricoprono oltre 9.800.000 ettari del territorio, pari a circa il 32% dell'intera superficie nazionale. Negli ultimi 20 anni gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.100.000 ettari di superficie boscata: un'estensione superiore a quella dell'Abruzzo!
Le cause del fenomeno sono per il 34% dovute a comportamenti errati e a disattenzione.

Prevenire gli incendi

Per prevenire gli incendi boschivi molto spesso sarebbe sufficiente rispettare alcune semplici norme di comportamento, così da salvaguardare un patrimonio comune quale è quello boschivo.

È dunque buona norma:
- non accendere fuochi fuori dalle aree attrezzate quando si fanno gite fuori città: è pericoloso e vietato;
- non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi nelle aree verdi, o quando si viaggia in auto o in treno;
- gettare i rifiuti negli appositi contenitori: se abbandonati, infatti, i rifiuti possono prendere fuoco;
- non parcheggiare le automobili in zone ricoperte da erba secca: il calore della marmitta potrebbe incendiarle

In caso di principio di incendio o di incendio attivo:
non bloccare le strade fermandosi a guardare le fiamme. L'incendio non è uno spettacolo e tale comportamento potrebbe intralciare l'arrivo dei mezzi di soccorso e le operazioni di spegnimento.

Per un tempestivo intervento delle squadre di soccorso e per ridurre i danni e l'estensione di un incendio boschivo, chiamare immediatamente il numero 15 15 del Corpo Forestale dello Stato, senza dare per scontato che qualcuno lo abbia già fatto.

Chi salva i nostri boschi?

Nella lotta contro il fuoco, riveste grande importanza l'attività di previsione e prevenzione.
A tale scopo il Dipartimento della protezione civile ha diramato alle Regioni le linee guida per l'attuazione dei piani regionali antincendio boschivi.
Questi piani, aggiornati ogni tre anni ed elaborati su base provinciale, portano alla realizzazione della cosiddetta carta del rischio: su di essa vengono indicati i boschi da difendere e viene segnalata la presenza di eventuali acquedotti, bacini e serbatoi d'acqua, piazzole per elicotteri, piste forestali percorribili da fuoristrada e così via.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell'art.5, comma 2, della legge 9 novembre 2001, n. 401, ha emanato gli "indirizzi operativi per fronteggiare il rischio incendi" rivolti alle amministrazioni statali e regionali competenti.

 

 

 

I mezzi del DPC

Gli aerei e gli elicotteri antincendio sono coordinati dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento della protezione civile e sono dislocati sul territorio tenendo conto delle aree a rischio e delle condizioni meteorologiche che rendono più probabile l'innesco di incendi boschivi.
Qualsiasi punto del Paese è raggiungibile entro 60/90 minuti dal decollo.
Attualmente il Dipartimento della Protezione Civile può disporre di 16 Canadair, 4 elicotteri S 64, 6 elicotteri del C.F.S. (2 AB 412 e 4 NH 500), 2 elicotteri AB 212 della Marina Militare, 3 elicotteri dell'EI (1 CH 47, 1 AB 212, 1 AB 205), 1 elicottero AB 212 dell'A.M. 2 AB 412 dei VV.F.
A questi mezzi si aggiungono quelli in dotazione alle Regioni. Inoltre la Protezione Civile ha stretto un accordo di reciproco aiuto con la Francia: i nostri aerei intervengono in Corsica ed in Costa Azzurra, quelli francesi in Liguria, Sardegna, Piemonte, Valle d'Aosta e Toscana.

Cosa Fare Se...

Questi sono i numeri di primo intervento a cui rivolgersi in caso di necessità:

112......NUMERO UNICO EMERGENZE 

113......POLIZIA

115......VIGILI DEL FUOCO

1515....ANTINCENDIO BOSCHIVO

118......SOCCORSO SANITARIO

A ciascuno di questi interlocutori va specificato CHI sta chiamando, COSA sta succedendo, DOVE sta succedendo.

Inondazione

In ogni caso, se possibile, allontanatevi in fretta verso luoghi sicuri.

Se siete vicini a colline e montagne e la via è libera dall'acqua, raggiungetele.

Se siete in casa e vi accorgete in tempo dell'inondazione:

* chiudete il gas e l'impianto elettrico
* evitate comunque di venire a contatto con la corrente elettrica con mani e piedi bagnati
* interrompete se possibile l'erogazione dell'impianto di riscaldamento a gasolio, per impedire la fuoriuscita del combustibile


Se l'alluvione vi ha sorpreso all'interno della casa e non potete più uscire, salite ai piani superiori o addirittura sul tetto.
Non tentate di arginare le piccole falle: masse d'acqua maggiori potrebbero sopraggiungere all'improvviso e con grande forza.

Se siete in automobile e l'acqua ha già invaso la sede stradale, moderate la velocità per non perdere il contatto del mezzo, ma non fermatevi perchè correte il rischio di non riuscire più a ripartire.

Se l'auto è travolta dall'acqua e cade in un fiume o in un canale:

* chiudete i finestrini
* aspettate che l'auto sia completamente sommersa
* non tentate di aprire le portiere, ma abbassate lentamente i finestrini
* uscite solo quando l'abitacolo è pieno d'acqua


Frana

Se siete in casa e vi accorgete per tempo del fenomeno di franamento:

uscite e raggiungete un luogo sicuro. Ovunque siate, in casa o all'aperto, non inoltrartevi nell'area colpita, perchè muri, travi, tralicci ancora in piedi potrebbero crollarvi addosso.

Se la frana vi ha colto all'improvviso e siete rimasti illesi:

cercate di mantenere la calma e non utilizzate fiamme libere: potrebbero esserci fughe di gas.

NON GRIDATE! Può bastare un urlo a compromettere equilibri già precari.


Terremoto

Se siete in casa:

* mantenete la calma
* allontanatevi da finestre, vetri, specchi o oggetti pesanti che potrebbero cadervi addosso
* aprite la porta, la scossa potrebbe incastrare i battenti
* riparatevi sotto i tavoli o le strutture portanti
* non uscite durante la scossa
* non sostate sui balconi
* non utilizzate fiamme libere
* non utilizzate l'ascensore
* terminate le prime scosse, prima di abbandonare la casa chiudete i rubinetti del gas, dell'acqua e togliete la corrente elettrica


Se siete all'aperto:

* allontanatevi da edifici, cavi elettrici, ponti, dighe, spiagge, pareti franose
* evitate l'uso dell'automobile
* non avvicinatevi ad animali visibilmente spaventati


Neve

In caso di rovesci di neve:

è molto importante, specie in ambiente collinare e montano, dotarsi di catene o pneumatici invernali da tenere sempre in auto.


Valanga

Cercate di mantenere uno spazio libero davanti al viso e al petto.

Muovete braccia e gambe come per nuotare per cercare di avvicinarvi al margine della valanga e di rimanere in superficie.

Se perdete la percezione dello spazio, con la saliva potete determinare in quale posizione vi trovate. Se la saliva va verso il naso siete a testa in giù.


Temporale

In caso di temporale:

E’ PIU’ RISCHIOSO:

* all’aperto: vicino a creste o cime, alberi isolati o elevati, campanili, tetti, tralicci;
* all’aperto: seduti in contatto con più punti del terreno, per mano se si è in gruppo;
* all’aperto: vicino a piscine o laghi specie le rive, ai bordi del bosco con alberi d’alto fusto, sull’uscio del rifugio;
* all’aperto: contatto con canna da pesca, ombrello, sci, antenne, bandiere, albero di metallo di una barca;
* in casa: utilizzo di televisori, computer, asciugacapelli, ferro da stiro, cuffie per musica; si raccomanda di usare il telefono fisso solo in caso d’urgenza;
* in casa: contatto con tubature dell’acqua, caloriferi, impianto elettrico, cavi delle antenne e linee telefoniche; non lavarsi o lavare i piatti; non usare l’ascensore;
* in casa: sull’uscio, su balconi o tettoie, vicino a pareti e finestre, in stanze troppo piccole.

E’ PIÙ SICURO:

* all’aperto: accovacciati a piedi uniti con un solo punto di contatto con il terreno, magari seduti sullo zaino o su di una corda arrotolata (possibilmente asciutta); distanziati di una decina di metri se si è in gruppo;
* all’aperto: vale il motto “se puoi vederlo (fulmine) sbrigati, se puoi sentirlo (tuono) fuggi”
* in rifugi: grotte, bivacchi, fienili, cappelle ma stando lontano dalle pareti esterne;
* in rifugi: in automobile con i finestrini chiusi e l’antenna della radio abbassata; nelle cabine telefoniche e teleferiche, nei vagoni del treno, in roulotte, in aereo;
* in casa: seguendo le prescrizioni di cui sopra.

Inoltre, soprattutto nel caso di scelta dell’area per un campeggio, è consigliabile mantenere una distanza sufficiente da torrenti potenzialmente pericolosi e preferire una quota maggiore rispetto a quella di riferimento del letto dei corsi d’acqua. La zona scelta dovrà essere adeguatamente distante anche dai pendii ripidi e/o poco stabili, ove magari sono visibili rocce fratturate o terreni friabili.


Grandine

L’unica norma da ricordare per quanto riguarda la protezione dalla grandine, banale ma spesso dimenticata, è quella della messa al riparo preventiva di persone e cose.

Abbassamento della visibilità

In situazioni temporalesche è possibile un forte abbassamento della visibilità; in montagna ciò può determinare la perdita dell’orientamento.

In questo caso occorre ricordare che l'orientamento è facilitato da tutti gli oggetti che assorbono la luce (rocce, alberi, ecc.) ed è ostacolato da tutto ciò che la riflette, come la neve.

In generale durante la guida in situazioni temporalesche si consiglia di ridurre la velocità o, meglio, di fermarsi.


Raffiche di vento

In questi casi la guida può risultare ostacolata poiché le raffiche di vento tendono a far sbandare il veicolo: è consigliabile la sosta o almeno la moderazione della velocità.

I pericoli più gravi sono rappresentati dagli effetti indiretti, ovvero quelli determinati dagli oggetti improvvisamente scaraventati a distanza o abbattuti. Gli effetti del vento sulle cose dipendono dall’intensità raggiunta dalle raffiche: nei casi più frequenti si può osservare lo spostamento di piccoli oggetti esposti o sospesi o la rottura di rami mentre in casi più rari, si arriva alla caduta di alberi, lo scoperchiamento di tetti, l’abbattimento di pali e impalcature.

La norma più generale in tutti questi casi è di evitare di sostare in zone esposte.


Incendio

Proteggete il naso e la bocca con un fazzoletto, possibilmente bagnato e, in presenza di fumo, camminate abbassati, in quanto il fumo tende a salire.

In caso di incendio in luogo pubblico, scuola, cinema, teatro, ecc. seguite i percorsi indicati sulla segnaletica di emergenza.


Incendio boschivo

Se si avvista un incendio o un principio di incendio boschivo

DARE L'ALLARME

la segnalazione può essere effettuata:

* genericamente chiamando i numeri brevi 1515; 115; 112; 113
* in modo specifico, se proviene da rappresentanti di enti, istituzioni, volontariato, ai numeri telefonici del Corpo Forestale dello Stato della Lombardia o allo 035/611009


Se la comunicazione di un incendio avviene telefonicamente, bisogna specificare con chiarezza:

* il vostro nominativo e numero telefonico dal quale state chiamando (se cade la linea potrete essere richiamati)
* la località dell’incendio
* le dimensioni dell'incendio e se sul posto ci sono già persone che stanno intervenendo


Se disponibile, in alternativa, si può utilizzare una radio ricetrasmittente portatile o veicolare.

Dopo aver dato l'allarme:

* non cercate di contrastare le fiamme se non avete adeguata preparazione, attrezzature ed equipaggiamenti idonei
* non addentratevi nel bosco
* cercate subito una via di fuga nel caso le fiamme comincino ad espandersi


NON C'E' FUOCO CHE NON SIA PERICOLOSO!

 


Disastro industriale

Seguite gli ordini impartiti dalle autorità.

Possibilmente, state in casa.

Proteggete naso e bocca con un panno possibilmente bagnato.

In caso di rovesciamento di autocisterna su strada, non fermartevi o non rallentare solo per curiosità per non creare intasamento o esporvi a situazioni di pericolo.

Se le Autorità non sono sul posto, contattatale al più presto.

Il volontariato di Protezione Civile

Il volontariato di Protezione civile, divenuto negli ultimi anni un fenomeno nazionale che ha assunto caratteri di partecipazione e di organizzazione particolarmente significativi, è fenomeno nato sotto la spinta delle grandi emergenze verificatesi in Italia a partire dall'alluvione di Firenze del 1966 fino ai terremoti del Friuli e dell'Irpinia. In occasione di questi eventi si verificò, per la prima volta nel dopo guerra, una grande mobilitazione spontanea di cittadini di ogni età e condizione, affluiti a migliaia da ogni parte del paese nelle zone disastrate per mettersi a disposizione e "dare una mano". Si scoprì in quelle occasioni che ciò che mancava non era la solidarietà della gente, bensì un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. In tal senso, si mossero le accuse del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale, proprio in occasione del terremoto dell'Irpinia, denunciò, rivolgendosi alla Nazione, l'irresponsabilità, l'inerzia, i ritardi di una Pubblica Amministrazione disorganizzata ed incapace di portare soccorsi con l'immediatezza che quella sciagura richiedeva.

Lo stesso Presidente rivolgeva un appello agli italiani, con queste parole:
"Voglio rivolgere anche a voi Italiane e Italiani un appello, senza retorica, che sorge dal mio cuore..., qui non c'entra la politica, qui c'entra la solidarietà umana, tutti gli Italiani e le Italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura".

Da allora è iniziata l'ascesa del volontariato di Protezione civile, espressione di una moderna coscienza collettiva del dovere di solidarietà, nella quale confluiscono spinte di natura religiosa e laica, unite dal comune senso dell'urgenza di soccorrere chi ha bisogno e di affermare, nella più ampia condivisione dei disagi e delle fatiche, il diritto di essere soccorso con la professionalità di cui ciascun volontario è portatore e con l'amore che tutti i volontari dimostrano scegliendo, spontaneamente e gratuitamente di correre in aiuto di chiunque abbia bisogno di loro. Negli ultimi dieci anni, una illuminata legislazione ha riconosciuto il valore del volontariato associato (legge quadro 266/91), come espressione di solidarietà, partecipazione e pluralismo, incoraggiandone e sostenendone sia la cultura che lo sviluppo organizzativo.

Quando nel 1992 fu istituito, con la legge 225/92, il Servizio Nazionale della Protezione civile, anche alle organizzazioni di volontariato è stato espressamente riconosciuto il ruolo di "struttura operativa nazionale", parte integrante del sistema pubblico, alla stregua delle altre componenti istituzionali, come il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo forestale dello Stato, ecc. La crescita del volontariato di Protezione civile è in continua, salutare espansione su tutto il territorio nazionale.

La forte apertura innovativa del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e l'attenzione sistematica a ridurre al minimo le "barriere" burocratiche tra volontariato e Stato centrale, fatta anche di quotidiane e coraggiose scelte amministrative, ha contribuito al nascere di una identità nazionale del volontariato di Protezione civile, che si è rivelata di fondamentale importanza nelle gravi emergenze degli ultimi anni, e che si tende ora a ricondurre e ricreare, anche a seguito delle riforme sul decentramento amministrativo (D. Lgv. 112/98), in seno alle autonomie locali (Regioni, Province e Comuni).
L'obiettivo condiviso con le Associazioni di volontariato di Protezione civile è di creare in ogni territorio un servizio di pronta risposta alle esigenze della Protezione civile, in grado di operare integrandosi, se del caso, con gli altri livelli di intervento previsti nell'organizzazione del sistema nazionale della Protezione civile (sussidiarietà verticale), valorizzando al massimo le forze della cittadinanza attiva ed organizzata presente in ogni comune d'Italia (sussidiarietà orizzontale), in piena integrazione con le forze istituzionali presenti sul territorio.

 

Le organizzazioni di volontariato che intendono collaborare nel sistema pubblico di Protezione civile, si iscrivono in appositi albi o registri, regionali e nazionali.
Al momento, nell'elenco nazionale del Dipartimento della Protezione civile sono iscritte circa duemila cinquecento organizzazioni (tra le quali i cosiddetti "gruppi comunali" sorti in alcune regioni italiane), per un totale di oltre un milione e trecentomila volontari disponibili. Di essi, circa sessantamila sono pronti ad intervenire nell'arco di pochi minuti sul proprio territorio, mentre circa trecentomila sono pronti ad intervenire nell'arco di qualche ora.
Si tratta di associazioni a carattere nazionale e di associazioni locali, queste ultime tra di loro coordinate sul territorio di comuni, province e regioni, in modo da formare, in caso di necessità, un'unica struttura di facile e rapida chiamata per gli interventi. Più è alto il livello organizzativo delle associazioni, più solide sono la loro efficacia e la loro autonomia.

All'interno delle organizzazioni di volontariato esistono tutte le professionalità della società moderna, insieme a tutti i mestieri; questo mix costituisce una risorsa, sia in termini numerici che qualitativi, fondamentale soprattutto nelle grandi emergenze, quando il successo degli interventi dipende dal contributo di molte diverse specializzazioni (dai medici agli ingegneri, dagli infermieri agli elettricisti, dai cuochi a i falegnami). Alcune organizzazioni hanno scelto la strada di una specifica alta specializzazione, quali i gruppi di cinofili e subacquei, i gruppi di radioamatori, gli speleologi, il volontariato per l'antincendio boschivo.
Sebbene l'opera del volontariato sia assolutamente gratuita, il legislatore ha provveduto a tutelare i volontari lavoratori: in caso di impiego nelle attività di Protezione civile essi non perdono la giornata, che viene rimborsata dallo Stato al datore di lavoro, pubblico e privato.
Il ruolo insostituibile assunto oggi dal volontariato di Protezione civile, nel suo ruolo di custode naturale di ciascun territorio e forza civile di tutela e protezione di ciascuna comunità, merita non solo un pieno riconoscimento, ma anche un crescente sostegno pubblico per le dotazioni di mezzi, di materiali, di attrezzature, di formazione, preparazione e aggiornamento, tanto necessarie per l'ottimale utilizzo delle energie che vengono offerte in aiuto della collettività.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

© 2023 by Name of Site. Proudly created with Wix.com

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now